martedì 14 settembre 2010

Newsletter - n. 51

La storia è “una marcia in più”.
Fra l’11 settembre e il viaggio del Papa in Gran Bretagna

«Voi avete, come si usa dire, “una marcia in più”. Sì, la memoria storica è veramente una “marcia in più” nella vita, perché senza memoria non c’è futuro. Una volta si diceva che la storia è maestra di vita! La cultura consumistica attuale tende invece ad appiattire l’uomo sul presente, a fargli perdere il senso del passato, della storia; ma così facendo lo priva anche della capacità di comprendere se stesso, di percepire i problemi, e di costruire il domani. Quindi, cari giovani e care giovani, voglio dirvi: il cristiano è uno che ha buona memoria, che ama la storia e cerca di conoscerla» Benedetto XVI, incontro con i giovani a Sulmona, 4 luglio 2010).

Il Papa ha rivolto queste parole ai giovani di Sulmona la scorsa estate, riprendendo un tema che gli è caro, quello relativo all’importanza di conoscere la storia, per non dimenticare le proprie radici, per non esporsi al rischio della manipolazione ideologica.
Queste parole capitano a cavallo di due avvenimenti importanti: la rievocazione di quanto accaduto l’11 settembre 2001 con l’attacco terroristico alle Torri Gemelle e l’imminente viaggio pastorale del Pontefice in Gran Bretagna per la beatificazione del card. John Henry Newman (1801-1890), il grande apologeta convertito dall’anglicanesimo nel secolo XIX.
Quanto è accaduto l’11 settembre del 2001 rimarrà nei libri di storia a indicare un evento simbolo di un cambiamento epocale, l’inizio di una nuova guerra fra il terrorismo internazionale (questa volta d’ispirazione fondamentalista) e l’Occidente, dopo la fine della Guerra fredda (1946-1989) e la caduta del Muro di Berlino (1989). La storia non è finita con la caduta del sistema sovietico e la fine della capacità di seduzione della più insidiosa e organizzata delle ideologie, appunto il comunismo, ma è cominciata una nuova epoca, quella che stiamo attraversando, segnata dalla malattia della civiltà occidentale e dalla sfida dei fondamentalismi, soprattutto dell’islamismo, una sfida culturale che a volte assume anche i caratteri della violenza e del terrorismo, come dimostrano la lunga serie di attentati sia nella lotta all’interno del mondo islamico sia dentro il mondo occidentale, come appunto l’11 settembre, come a Madrid (11 marzo 2004) e a Londra (7 luglio 2005), per citare i più carichi di lutti. La malattia dell’Occidente è il laicismo, ossia la perdita di consapevolezza e di amore per le proprie radici cristiane. (Su questo punto è illuminante la recensione di Omar Ebrahime al libro di Lee Harris, La civiltà e i suoi nemici. Il prossimo passo della storia, Rubbettino 2009, sul sito www.identitanazionale.it).

Il laicismo ha provocato la separazione in Europa della società e degli Stati dalla Chiesa cattolica e in generale dalla religione cristiana, lungo i due secoli ideologici dalla Rivoluzione francese alla caduta del Muro di Berlino (1789-1989). Il laicismo è sopravvissuto alla fine delle ideologie e continua a contrassegnare il nostro mondo, attraverso quella “dittatura del relativismo” indicata dal card. Ratzinger poco prima di diventare Benedetto XVI, nel 2005. Il relativismo porta gli intellettuali dell’Occidente a ritenere la civiltà occidentale come l’unica responsabile dei mali del mondo. Ma questo non è vero. L’Occidente non ha portato nel mondo soltanto ombre, soprattutto quando è stato capace di rimanere fedele alle sue radici cristiane.
L’Occidente è stato una civiltà cristiana, ma non coincide con la Chiesa. Tuttavia, l’attacco all’Occidente coinvolge la Chiesa, che ne è l’anima, così come l’attacco alla Chiesa, e al Papa che ne è il segno più evidente, colpisce anche l’Occidente nella misura in cui lo allontana dalla sua origine.
I cristiani d’Occidente devono re-imparare a volersi bene, ad amare la propria storia. Per questo dobbiamo seguire il Pontefice nelle sue frequenti raccomandazioni a studiare la storia, non solo quella che comincia col 1789, ma anche e soprattutto quella precedente, che ci informa sulla nostra identità ed è la premessa per tornare ad amare la nostra tradizione, anche civile.
Come avviene per tutte le cose umane, anche la nostra storia ha conosciuto luci e ombre. Bene ha fatto Giovanni Paolo II a chiedere di perdonare i cattolici, nostri antenati, che hanno sbagliato. Ma non dimentichiamo il bene compiuto, la grande civiltà del passato espressa da monumenti, opere d’arte, da un modo di pensare e di vivere che per secoli ha illuminato il mondo. E soprattutto diventiamo orgogliosi della santità di tanti, sacerdoti e religiosi, laici di entrambi i sessi, che hanno reso più bella l’umanità con la loro vita esemplare.

In questa prospettiva, il viaggio in Inghilterra di Benedetto XVI potrebbe aiutare i cristiani a ritrovare fiducia in loro stessi ricucendo la ferita rappresentata dalla separazione con il mondo anglicano, che data ormai dal XVI secolo. Una ferita che frena la strada dell’ecumenismo verso la riunificazione di tutti i cristiani nell’unica Chiesa di Cristo, e che perciò scandalizza il mondo e rende più difficile la nuova evangelizzazione. Ecco perché giovedì 23 settembre Alleanza Cattolica organizzerà a Milano nella propria sede un incontro per illustrare la figura del card. Newman e per rilanciare la parole del Santo Padre.

Milano, 12 settembre 2010
Festa del Nome SS di Maria

Marco Invernizzi

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