venerdì 20 maggio 2011

Newsletter - n. 56

Le elezioni a Milano non si sono ancora concluse. Domenica e lunedì 29 e 30 maggio si svolgerà il ballottaggio fra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. E’ inutile che vi ricordi quanto sarà difficile fermare la nomina a sindaco di Pisapia, dopo i risultati del primo turno.
Se avete la pazienza di leggere il programma del candidato vendoliano del centro-sinistra, tuttavia, troverete motivi ulteriori per impiegare questi pochi giorni a convincere l’oltre 30% dei milanesi che non è andato a votare a partecipare al ballottaggio dell’ultimo fine settimana di maggio. Qui non si tratta di simpatia o antipatia per il candidato del centro-destra e del leader del Pdl, ma di impedire che Milano cada sotto la guida di un uomo che prevede, nel suo programma, fra l’altro:

• le “donne autiste di notte”
• le “famiglie plurali” con l’istituzione del famigerato registro delle unioni civili, che significa equiparazione al matrimonio delle coppie di fatto sia etero sia omosessuali
• le “scuole aperte tutto il giorno, tutti i giorni, tutto l’anno” (che cosa vorranno mai insegnare ai poveretti lontani da casa, dalle famiglie, da amicizie liberamente scelte anche fuori dalla scuola)
Il tutto inserito in una cultura statalista unita a molte altre amenità, come i “rifugi anti-noia” e il “pronto soccorso per animali aperto 24 ore su 24”.

Inoltre non vi sfugge il rischio che a Milano, dove era nata, vada in frantumi la costruzione politica di Silvio Berlusconi, che è stato capace, dal 1993 fino a oggi, di unire in una coalizione le diverse culture conservatrici del Paese, come ho cercato di raccontare sul quotidiano on line labussolaquotidiana.it.
L’alternativa al governo dei moderati che attualmente guida il Paese, e Milano, consiste in un ritorno al potere legislativo ed esecutivo delle forze ideologiche che esprimono più compiutamente la “dittatura del relativismo”, denunciata da Benedetto XVI come la caratteristica negativa del nostro tempo.

Rimangono pochi giorni al ballottaggio, ma invertire la tendenza forse è possibile. Il centro-sinistra ha sostanzialmente gli stessi voti di 5 anni fa, mentre al centro-destra basterebbero 50mila voti di quelli che ha perduto per vincere al secondo turno. Difficile ma non impossibile, soprattutto se è vero, come scrivono molti analisti, che Pisapia non prenderà un numero maggiore di voti al ballottaggio rispetto al primo turno.

Sarebbe un risultato straordinario, mi rendo conto, ma è già accaduto, a Roma, nel ballottaggio fra Rutelli e Alemanno, nel 2008.
50mila milanesi in più: sperare, pregare e andare a votare, perché i “principi non negoziabili” con Pisapia sindaco avrebbero molto da soffrire.

Marco Invernizzi

giovedì 21 aprile 2011

Newsletter - n. 55

Care amiche, cari amici
intanto gli auguri per l’imminente Pasqua.
Una Pasqua, quella di quest’anno, nel segno della beatificazione di Giovanni Paolo II, che avverrà il prossimo 1° maggio, nella prima domenica dopo Pasqua, la festa della Divina Misericordia istituita proprio dal Papa nel 2000 con la canonizzazione di santa Faustina Kowalska, la “santa della misericordia”, suora polacca sepolta a Cracovia, che il Pontefice ebbe sempre in cima ai suoi pensieri.
I 27 anni di pontificato di Giovanni Paolo II hanno segnato la storia non soltanto della Chiesa ma del mondo intero, perché in questo periodo sono avvenuti cambiamenti radicali, a cominciare dal venir meno del Muro di Berlino nel 1989 e dalla fine dell’Unione Sovietica, nel 1991. Sembrava che la storia fosse finita, ma ci si sbagliava. Sulle ceneri dell’ideologia comunista non stava sorgendo il regno di Maria, come profetizzato dalla Madonna a Fatima, bensì la “dittatura del relativismo”. Mentre il relativismo penetrava sempre più in profondità nel tessuto sociale del mondo occidentale, si risvegliavano fondamentalismi pseudo religiosi, in particolare l’islamismo radicale. Dopo il decennio degli anni Novanta segnato dalle guerre drammatiche e dagli stermini avvenuti nei Balcani e in alcuni Paesi africani, nel 2001, l’11 settembre, la storia sembrava ricominciare a “correre”, in seguito all’attentato alle Torri gemelle, nel cuore degli Stati Uniti.
Dopo il 1989, anche l’11 settembre del 2001 entrerà negli eventi epocali che segnano la storia. Papa Giovanni Paolo II ci ha aiutato a comprendere il significato profondo di questi avvenimenti e il suo stesso pontificato in qualche modo può essere diviso in due, prima e dopo la caduta dei regimi comunisti. Il Papa “polacco” darà il suo importante contributo ai fatti polacchi, dove il “regime della classe operaia” dovrà subire l’umiliazione di essere abbandonato proprio dagli operai, che daranno vita nel 1980 al Sindacato Solidarnosc, che dieci anni dopo farà definitivamente cadere il regime che aveva oppresso il popolo polacco dopo la Seconda guerra mondiale.
Dopo la fine dell’Urss, il Papa potrà concentrare maggiormente il suo Magistero, all’interno dell’Occidente, nella proposta di una nuova evangelizzazione, come via d’uscita dalla crisi imposta dal secolarismo. Una secolarizzazione frutto non più delle ideologie forti del ‘900, ma del “pensiero debole” che spegne la domanda sulla verità, soprattutto nel cuore dei giovani. E a questi ultimi in modo particolare il Papa si rivolgerà, ricevendo da loro un omaggio straordinario in occasione della sua morte, nel 2005.
Oggi rimane soprattutto il suo Magistero, ampio e profondo come pochi altri. Certamente il suo carisma, la sua santità, la sua capacità di comunicare, ma se perdiamo il contatto con il suo insegnamento rischiamo di perdere, nel tempo, la sua più preziosa eredità.

Per questo abbiamo dedicato al Magistero di Giovanni Paolo II uno dei tre Ritiri di formazione e preghiera che Alleanza Cattolica organizza nel corso di ogni anno. Si terrà presso il santuario di Caravaggio, sabato e domenica 28 e 29 maggio. Se volete partecipare potete iscrivervi telefonando ad Alleanza Cattolica Milano al 339-5007708.

Ancora i migliori auguri per una buona e santa Pasqua

Marco Invernizzi

giovedì 10 marzo 2011

Newsletter - n. 54

Care amiche, cari amici
il 2011 è cominciato all’insegna del 150° anniversario dell’unificazione italiana, almeno per quanto riguarda le nostre attività principali. Intanto il Convegno a Roma del 12 febbraio, che è andato molto bene sia per la presenza del pubblico che ha gremito la capiente e splendida Sala della Protomoteca in Campidoglio, sia soprattutto per gli interventi dei nostri militanti e degli ospiti, che si sono ottimamente integrati. In quella occasione è stato presentato il libro edito da Cantagalli con i testi degli interventi o comunque sui temi previsti, e anche questo è un grande successo perché solitamente gli atti dei convegni vengono stampati anni dopo l’evento (il libro 1861-2011. A 150 anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?, € 18, lo potete richiedere a info@libreriasangiorgio.it). Un modo per sostenere questa buona battaglia sul Risorgimento è quello di regalare a un amico questo libro!
Ma la cosa più importante è cominciata dopo. Si tratta infatti di cogliere le opportunità offerte dall’anniversario per svolgere il più intensamente possibile il compito specifico dell’apostolato culturale di Alleanza Cattolica, ossia cercare di far penetrare nel corpo sociale un’interpretazione della storia nazionale che salvaguardi l’Unità ma metta in luce le ferite del Risorgimento. Insomma, Unità sì, Risorgimento no, come cerchiamo di sintetizzare nei numerosi interventi che stiamo facendo in tutta Italia, sia presentando il libro o altri libri sul tema, sia partecipando ad incontri promossi da istituzioni, parrocchie o forze politiche e circoli culturali. A questo proposito ricordo l’imminente Convegno sul tema, organizzato dalla Provincia di Milano, da Alleanza Cattolica e dall’Isiin, che si terrà a Milano sabato 19 marzo e del quale potete trovare l’invito in allegato.

Il martirio dei cristiani in Pakistan

Un secondo tema, purtroppo di drammatica attualità, riguarda la persecuzione di cui sono vittime in Pakistan i cristiani. Il ministro per le minoranze religiose, Shabaz Bhatti, è stato assassinato il 2 marzo da un commando di terroristi islamici che lo accusavano di difendere Asia Bibi, la donna cattolica in prigione con l’accusa di aver “parlato male” dell’islam e di Maometto. Aveva 42 anni ed era cattolico. Nel suo testamento spirituale aveva messo in conto la possibilità concreta di essere assassinato per la sua difesa della libertà religiosa ed in particolare per la sua opposizione alla legge dello Stato pakistano sulla blasfemia, con la quale dal 1986 (anno della sua introduzione) sono stati condannate quasi mille persone, metà delle quali, fra l’altro, musulmane. Anche il Santo Padre ha chiesto l’abolizione di questa legge, che si presta a qualsiasi abuso e viola la libertà di esprimere opinioni sull’islam. Essa è criticata anche da esponenti musulmani moderati ed è costata la vita del governatore del Punjab, Salman Taseer, un musulmano assassinato il 4 gennaio scorso da una sua guardia del corpo per gli stessi motivi che sono costati la vita del ministro Bhatti.
Ora, la cosa che stupisce e rattrista è l’indifferenza dell’opinione pubblica occidentale. Il Tg1 delle ore 20 del giorno dell’assassinio di Bhatti non ha neppure inserito la notizia fra i titoli di apertura. I giornali, salvo quelli cattolici, non hanno dato alcun risalto alla notizia. Eppure era un ministro ed era cattolico. Come avvenuto anche dopo l’assassinio del governatore del Punjab, le proteste diplomatiche sono state di circostanza, ma non sono apparse serie e convinte.
Il mondo occidentale ha perso la propria identità e anche la stessa intelligenza dei problemi internazionali, per cui reagisce soltanto quando vede direttamente compromessi, o in pericolo, i propri interessi materiali, come avviene per la Libia. Eppure non capisce che in Pakistan è in gioco una battaglia decisiva per il futuro del mondo, una battaglia contro il terrorismo e il fondamentalismo, che si combatte in Afghanistan così come all’interno dello stesso governo pakistano. Una battaglia che ha le sue vittime e i suoi martiri e che ha bisogno del sostegno dell’opinione pubblica per essere vinta.
Per questo ognuno di noi ha un compito nella guerra contro il terrorismo e il fondamentalismo, perché ogni persona può informarsi, leggere o regalare un libro, fare qualcosa che attiri l’attenzione di un pubblico distratto, aiuti a conoscere i problemi di quell’area del mondo e l’eroismo, spesso il martirio vero e proprio, di chi offre la vita per testimoniare la verità e la libertà contro ingiustizia e violenza, spesso di Stato.
Anche in questa occasione, appare la lungimiranza del Magistero pontificio che ha posto la libertà religiosa al centro delle proprie attenzioni, in particolare per la Giornata mondiale della Pace 2011, insistendo sul fatto che essa è un diritto di ogni persona a non subire interferenze da parte dello Stato in materia religiosa e non è un problema confessionale.

Beatificazione Giovanni Paolo II

Altro grande avvenimento dei prossimi mesi è la beatificazione di papa Giovanni Paolo II, prevista per il 1° maggio. Sarà probabilmente uno dei maggiori eventi della storia religiosa del mondo, per quantità dei partecipanti ed eco sui media. Mi permetto solo di aggiungere e segnalare l’attenzione anche al Magistero di questo grande Pontefice, un insegnamento enorme, durato a lungo nel tempo, in gran parte sconosciuto e comunque non ancora metabolizzato nei seminari, nelle università e istituti di formazione religiosa.

Marco Invernizzi

martedì 1 febbraio 2011

Newsletter - n. 53

Care amiche, cari amici
è disponibile un piccolo libro che vale molto di più delle 76 pagine da cui è costituito. E costa soltanto € 7,90. Lo ha scritto Francesco Pappalardo, socio di Alleanza Cattolica e studioso del Risorgimento e dell’identità italiana. Può servire a tutti coloro che vogliono farsi un’idea di che cosa sia accaduto in quel periodo cruciale della vicenda italiana che va dall’invasione francese nel 1792 al dominio napoleonico (1796-1814), per giungere al periodo propriamente risorgimentale (che però non si può capire senza il ventennio giacobino e napoleonico), che va dalla Restaurazione del 1815 alla nascita dello Stato unitario nel 1861.
Servirà a chi, avendo poco tempo a disposizione, vuole comunque affrontare i tanti nodi di questo periodo cruciale e a chi, per esempio dovendo preparare una conferenza, o tenere una lezione, o preparare un esame universitario, vuole avere una griglia di lettura dei fatti.
La griglia di lettura parte dalla distinzione fra l’Unità e il Risorgimento. La prima è stata una unificazione politica resa necessaria dal venir meno del Sacro Romano Impero, nel 1806, per volontà di Napoleone, e dal conseguente conflitto più o meno strisciante fra Stati europei che avrebbe penalizzato quelli troppo piccoli. Il Risorgimento, invece, è stata una rivoluzione culturale che ha cercato di ribaltare il senso comune degli italiani: non era necessario, soprattutto con le caratteristiche che lo hanno contrassegnato.
Il Risorgimento ha provocato tre ferite, che continuano a sanguinare nel corpo della nazione: la questione istituzionale, dovuta alla scelta di un modello centralista per lo Stato unitario; la questione meridionale, con una guerra civile durata almeno dieci anni, fino alla conquista di Roma da parte dell’esercito italiano, nel 1870; e la questione cattolica, dovuta al conflitto fra Chiesa e Stato, che il Concordato del 1929 avrebbe risolto soltanto sul piano giuridico.
Il libro di Pappalardo suggerisce una più profonda comprensione degli avvenimenti che portano all’unificazione, a cominciare dal 1848, che segna l’inizio formale della questione cattolica con il grande rifiuto di papa Pio IX di dichiarare guerra all’Austria. Aiuta anche a inquadrare i principali protagonisti, a cominciare dai cosiddetti padri della patria, dei quali crediamo di sapere tutto, ma in verità conosciamo ben poco.
Infine una breve ma importante bibliografia aiuterà ad approfondire chi avrà tempo e desiderio di farlo.
Francesco Pappalardo, L’Unità d’Italia e il Risorgimento, D’Ettoris Editori, 2010.
Potete ordinarlo a info@libreriasangiorgio.it

Il libro serve anche per ricordare l’importante appuntamento che Alleanza Cattolica si appresta a celebrare sabato 12 febbraio a Roma, nella sala del Campidoglio, per ricordare “criticamente” questo 150° anniversario della nascita dello Stato italiano.

Marco Invernizzi

giovedì 21 ottobre 2010

Newsletter - n. 52

Care amiche, cari amici
tra poco più di due mesi comincerà l’anno 2011, in cui cadrà il 150° anniversario della nascita dello Stato italiano (1861-2011).

Abbiamo già potuto ascoltare diverse pre-commemorazioni da parte dei vertici istituzionali dello Stato, se andate in libreria trovate vetrine e banchi dedicati all’avvenimento e spesso i giornali dedicano pagine all’evento che si profila. Probabilmente ci stancheremo presto di questa musica “politicamente corretta”. D’altra parte in Italia viviamo e anche questa è un’occasione per riflettere su “chi siamo” e per ricercare un’identità nazionale che tanto servirebbe al nostro Paese.
E’ vero infatti che l’identità nasce intorno a principi e avvenimenti che si “vivono” nella realtà e grazie ai quali si può avviare una riflessione che a sua volta può aiutare il sorgere del senso di appartenenza attorno a un comune sentire. Da questo punto di vista sono stati molto significativi i funerali dei nostri soldati caduti a Nasiriyya nel 2003, celebrati dal card. Ruini di fronte alle massime autorità civili e militari e a una folla straordinaria commossa e partecipe. Purtroppo la stessa cosa non è avvenuta in occasione della recente morte dei quattro alpini assassinati da gruppi talebani in Afghanistan, forse perché la nostra classe dirigente era distratta da altre, e certamente meno nobili e importanti, vicende. Ma è anche vero, che una riflessione attorno a un evento storico può aiutare a ricordare, a distinguere il bene e il male, a riconoscere i problemi della nostra storia nazionale.

Alleanza Cattolica farà la sua parte, che è quella di indicare quali sono le radici d’Italia, chi le ha difese e chi ha tentato di reciderle. Sabato 12 febbraio 2011 a Roma si svolgerà un importante convegno nazionale, del quale darò al più presto le principali indicazioni.
Oggi intanto abbiamo a disposizione un nuovo libro di Francesco Pappalardo su uno dei personaggi più significativi del Risorgimento, Giuseppe Garibaldi, e sul ruolo avuto nel processo di unificazione del Paese. Un libro importante, che raccomando a tutti, ma specialmente a insegnanti, a parroci e animatori di centri culturali, a responsabili culturali di partiti e movimenti politici, perché può aiutare ad affrontare uno dei nodi principali della nostra storia: perché fare di Garibaldi un mito? Perché si è voluto mettere al centro dell’identità nazionale un uomo con queste caratteristiche?
La sua biografia sembra fatta per dividere: un cattolico onesto, che voglia amare la sua patria, rispettare le autorità attuali, non può però identificarsi con chi reclamava nel suo testamento di rifiutare ogni conforto religioso in punto di morte: «[…] trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare».

Marco Invernizzi

Il libro di Francesco Pappalardo, Il mito di Garibaldi. Una religione civile per una nuova Italia, pref. di Alfredo Mantovano, Sugarco, € 18,50, lo potete richiedere a info@libreriasangiorgio.it (è anche possibile organizzare presentazioni del libro).

martedì 14 settembre 2010

Newsletter - n. 51

La storia è “una marcia in più”.
Fra l’11 settembre e il viaggio del Papa in Gran Bretagna

«Voi avete, come si usa dire, “una marcia in più”. Sì, la memoria storica è veramente una “marcia in più” nella vita, perché senza memoria non c’è futuro. Una volta si diceva che la storia è maestra di vita! La cultura consumistica attuale tende invece ad appiattire l’uomo sul presente, a fargli perdere il senso del passato, della storia; ma così facendo lo priva anche della capacità di comprendere se stesso, di percepire i problemi, e di costruire il domani. Quindi, cari giovani e care giovani, voglio dirvi: il cristiano è uno che ha buona memoria, che ama la storia e cerca di conoscerla» Benedetto XVI, incontro con i giovani a Sulmona, 4 luglio 2010).

Il Papa ha rivolto queste parole ai giovani di Sulmona la scorsa estate, riprendendo un tema che gli è caro, quello relativo all’importanza di conoscere la storia, per non dimenticare le proprie radici, per non esporsi al rischio della manipolazione ideologica.
Queste parole capitano a cavallo di due avvenimenti importanti: la rievocazione di quanto accaduto l’11 settembre 2001 con l’attacco terroristico alle Torri Gemelle e l’imminente viaggio pastorale del Pontefice in Gran Bretagna per la beatificazione del card. John Henry Newman (1801-1890), il grande apologeta convertito dall’anglicanesimo nel secolo XIX.
Quanto è accaduto l’11 settembre del 2001 rimarrà nei libri di storia a indicare un evento simbolo di un cambiamento epocale, l’inizio di una nuova guerra fra il terrorismo internazionale (questa volta d’ispirazione fondamentalista) e l’Occidente, dopo la fine della Guerra fredda (1946-1989) e la caduta del Muro di Berlino (1989). La storia non è finita con la caduta del sistema sovietico e la fine della capacità di seduzione della più insidiosa e organizzata delle ideologie, appunto il comunismo, ma è cominciata una nuova epoca, quella che stiamo attraversando, segnata dalla malattia della civiltà occidentale e dalla sfida dei fondamentalismi, soprattutto dell’islamismo, una sfida culturale che a volte assume anche i caratteri della violenza e del terrorismo, come dimostrano la lunga serie di attentati sia nella lotta all’interno del mondo islamico sia dentro il mondo occidentale, come appunto l’11 settembre, come a Madrid (11 marzo 2004) e a Londra (7 luglio 2005), per citare i più carichi di lutti. La malattia dell’Occidente è il laicismo, ossia la perdita di consapevolezza e di amore per le proprie radici cristiane. (Su questo punto è illuminante la recensione di Omar Ebrahime al libro di Lee Harris, La civiltà e i suoi nemici. Il prossimo passo della storia, Rubbettino 2009, sul sito www.identitanazionale.it).

Il laicismo ha provocato la separazione in Europa della società e degli Stati dalla Chiesa cattolica e in generale dalla religione cristiana, lungo i due secoli ideologici dalla Rivoluzione francese alla caduta del Muro di Berlino (1789-1989). Il laicismo è sopravvissuto alla fine delle ideologie e continua a contrassegnare il nostro mondo, attraverso quella “dittatura del relativismo” indicata dal card. Ratzinger poco prima di diventare Benedetto XVI, nel 2005. Il relativismo porta gli intellettuali dell’Occidente a ritenere la civiltà occidentale come l’unica responsabile dei mali del mondo. Ma questo non è vero. L’Occidente non ha portato nel mondo soltanto ombre, soprattutto quando è stato capace di rimanere fedele alle sue radici cristiane.
L’Occidente è stato una civiltà cristiana, ma non coincide con la Chiesa. Tuttavia, l’attacco all’Occidente coinvolge la Chiesa, che ne è l’anima, così come l’attacco alla Chiesa, e al Papa che ne è il segno più evidente, colpisce anche l’Occidente nella misura in cui lo allontana dalla sua origine.
I cristiani d’Occidente devono re-imparare a volersi bene, ad amare la propria storia. Per questo dobbiamo seguire il Pontefice nelle sue frequenti raccomandazioni a studiare la storia, non solo quella che comincia col 1789, ma anche e soprattutto quella precedente, che ci informa sulla nostra identità ed è la premessa per tornare ad amare la nostra tradizione, anche civile.
Come avviene per tutte le cose umane, anche la nostra storia ha conosciuto luci e ombre. Bene ha fatto Giovanni Paolo II a chiedere di perdonare i cattolici, nostri antenati, che hanno sbagliato. Ma non dimentichiamo il bene compiuto, la grande civiltà del passato espressa da monumenti, opere d’arte, da un modo di pensare e di vivere che per secoli ha illuminato il mondo. E soprattutto diventiamo orgogliosi della santità di tanti, sacerdoti e religiosi, laici di entrambi i sessi, che hanno reso più bella l’umanità con la loro vita esemplare.

In questa prospettiva, il viaggio in Inghilterra di Benedetto XVI potrebbe aiutare i cristiani a ritrovare fiducia in loro stessi ricucendo la ferita rappresentata dalla separazione con il mondo anglicano, che data ormai dal XVI secolo. Una ferita che frena la strada dell’ecumenismo verso la riunificazione di tutti i cristiani nell’unica Chiesa di Cristo, e che perciò scandalizza il mondo e rende più difficile la nuova evangelizzazione. Ecco perché giovedì 23 settembre Alleanza Cattolica organizzerà a Milano nella propria sede un incontro per illustrare la figura del card. Newman e per rilanciare la parole del Santo Padre.

Milano, 12 settembre 2010
Festa del Nome SS di Maria

Marco Invernizzi

mercoledì 9 giugno 2010

Newsletter - n. 50

Care amiche, cari amici
nel prossimo anno si svolgeranno molte iniziative per la celebrazione del 150° anniversario dell’unità d’Italia (1861-2011).
Il tema è molto importante perché offre la possibilità di riflettere su che “cosa è l’Italia” e su “chi sono gli italiani”, cioè di favorire un esame di coscienza collettivo circa l’identità della nostra nazione. Ricordo anche che nel 1861 non nasce l’Italia, che esisteva almeno da un millennio, ma lo Stato nazionale, cioè un nuovo vestito per un corpo antico.
Una riflessione di questo tipo non è mai senza conseguenze, perché un popolo vive e cresce soprattutto attraverso la percezione che ha di se stesso. Questa percezione si forma soprattutto attraverso una riflessione sul proprio passato, sulla risposta che viene data alle grandi domande relative alla propria storia nazionale. So che molti diranno che oggi pochissimi sono interessati ad avere una qualsiasi interpretazione della propria storia nazionale, ma forse proprio questo è uno degli aspetti più gravi del problema. Infatti, un popolo che non conosce il proprio passato, che non sente il desiderio di riconoscersi in una identità culturale, assomiglia a un uomo che non conosce i propri genitori, i propri nonni, insomma una persona senza radici, una persona essenzialmente debole. Un popolo così è facilmente manipolabile.

Vi sono due aspetti che mi piace mettere in luce subito a proposito di questa importante ricorrenza e che costituiranno il motivo di fondo dell’attenzione che Alleanza Cattolica dedicherà a questo anniversario.
I due aspetti sono l’Unità e il Risorgimento.
L’unità politica è l’esito di quel processo politico iniziato con l’occupazione dell’Italia da parte delle truppe francesi dal 1792 fino alla definitiva sconfitta di Napoleone nel 1815, ripreso attraverso i moti rivoluzionari del 1848, culminato nella proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 e che si compirà con l’invasione di Roma da parte dell’esercito italiano nel 1870 attraverso la Breccia di Porta Pia.
Oggi abbiamo alle spalle 150 anni di storia unitaria, raggiunta attraverso strappi e violenze, ma un altro strappo e nuove violenze servirebbero soltanto a esasperare le ferite. L’Unità va mantenuta.
Il Risorgimento è un’altra cosa. Esso è il modo in cui questa unificazione è avvenuta, cioè riguarda le finalità ideologiche e le modalità politiche e militari con cui l’Italia è diventata uno Stato nazionale. Se l’unità è una realtà che sarebbe “ideologico” e imprudente disprezzare, sul Risorgimento bisogna dare un giudizio. Esso ha provocato alcune ferite profonde nel corpo sociale e queste ferite vanno conosciute, giudicate, per poter essere medicate e accettate.
Il Risorgimento ha provocato almeno tre ferite che hanno determinato a loro volta tre questioni, ancora aperte: la “questione cattolica”, la “questione federalista”, la “questione meridionale”. La prima è avvenuta in seguito al fatto che dopo il 1848 chi ha voluto unificare l’Italia lo ha fatto consapevolmente contro le sue radici cristiane. La seconda ferita riguarda la forma dello Stato, essendo stato scelto un modello centralista invece di un abito federalista, così palesemente più adatto alle caratteristiche dell’Italia preunitaria. La terza questione nasce dal fatto che fra il 1860 e il 1870 c’è stata in Meridione una guerra civile che ha provocato circa 10mila morti, in seguito all’occupazione dell’esercito italiano.
Queste tre ferite hanno continuato a sanguinare, in modi diversi, nei 150 anni trascorsi, e soprattutto sono state affrontate con preclusioni ideologiche, anche se qualcosa è certamente migliorato negli ultimi vent’anni, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989.

Ma non volevo scrivervi di questo, bensì raccomandarvi un Quaderno del Timone appunto sul tema Il Risorgimento, appena uscito, scritto da Francesco Pappalardo, un caro amico direttore dell’Istituto per la dottrina e l’informazione sociale (IDIS), oltre che autore di diverse e importanti opere storiche. Si tratta di una preziosa introduzione al tema, leggibile da chiunque eppure profonda.
Potete richiederla alla libreria san Giorgio (info@libreriasangiorgio.it), costa solo 6 €.

Marco Invernizzi