giovedì 15 aprile 2010

Newsletter - n. 48

Il Papa e la natura dell’uomo

Care amiche, cari amici,
tra sabato sera e domenica pomeriggio (11.12 aprile) su Canale 5 (Tv di centro-destra?) sono andati in onda rispettivamente un’intervista a un uomo “incinto” (si dice così?) con tanto di compagna/o a fianco, già genitori di altri due figli, e una lunga intervista all’on. Paola Concia, già presidente dell’Arcilesbica, parlamentare del Partito democratico, che per oltre mezz’ora ha raccontato la sua iniziazione omosessuale e la sua decisione di convolare a nozze con la sua nuova compagna tedesca (in Germania, perché nell’Italia reazionaria guidata dal capo del governo e della Tv alla quale era stata invitata non si può ancora). La cosa ancora più sorprendente era che le due interviste erano precedute o seguite da altri personaggi miracolati da padre Pio, ad attrici particolarmente affascinanti, il tutto mischiato in una totale confusione che lasciava sconcertato il povero telespettatore. E la cosa che mi ha colpito anche di più era l’impegno delle giornaliste intervistatrici nel presentare come “normale” tutto quanto “passava” sullo schermo, saltando con noncuranza dal parto maschile alla santità e al miracolo, all’omosessualità ritenuta come condizione normale.

Questa probabilmente è l’essenza del relativismo, ossia l’assenza di giudizio, di distinzione fra vero e falso, bene e male, l’equiparazione indistinta di ogni cosa. E l’impossibilità, se non a prezzo dell’isolamento, di giudicare negativamente questa situazione, di affermare che non tutto è opinabile, modificabile, equiparabile.
Ma perché questa considerazione?
Perché credo che l’aggressione mediatica a cui la Chiesa è attualmente sottoposta (il Papa e la figura del sacerdote in particolare) rischi di confondere anche noi che crediamo di esserne immuni, perché tutto viene confuso e ogni giorno viene aperto un nuovo fronte che impedisce di approfondire e comprendere quello precedente, aggiungendo incertezza ad incertezza. Del resto, non è necessario accendere una Tv per provare questa sensazione, ma una cosa simile avviene quando si entra in una libreria (anche cattolica) e si vedono centinaia di titoli uno accanto all’altro, a prescindere dall’impostazione dell’autore: tutto e il contrario di tutto.
Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’evocazione di questioni di enorme portata storica e dottrinale, poste una accanto all’altra come se si trattasse di vicende risolvibili con qualche battuta: la questione ebraica, quella omosessuale, quella relativa alla pedofilia. Il sottofondo ideologico a questi continui approcci giornalistici è che se non ci fosse la Chiesa con la sua intransigente pretesa di ritenere che esista una sola natura umana, il mondo sarebbe più sereno perché non scoppierebbero inutili conflitti. Se poi la Chiesa non fosse così esagerata nelle sue pretese in materia sessuale (e questo traspare anche da autori cattolici come Alberto Melloni sul “Corriere della Sera” del 14 aprile), l’umanità sarebbe indubbiamente più felice.

Allora, forse, vale la pena di chiudere i giornali e spegnere le Tv per un attimo e pensare alla posta in gioco dietro questo frastornante e continuo clamore mediatico. Anche se tutto passa attraverso la ricerca del sensazionale per vendere più copie e ottenere un aumento degli ascolti, sono due gli obiettivi: il Papa come custode e garante della Chiesa, e l’esistenza di una natura umana che implichi un giudizio negativo di ogni pretesa di fare apparire come normale ciò che è contrario alla natura dell’uomo. Perché se non c’è una natura non esiste neppure un progetto divino, ma allora non c’è neppure una meta finale di felicità nella prospettiva esistenziale dell’uomo e non c’è un Dio che accompagni e accolga la stessa esistenza umana. E se è così il Papa, ogni Papa non solo Benedetto XVI, è un ostinato e convinto capo di qualcosa, la Chiesa, che non ha motivo di esistere.

Marco Invernizzi

domenica 11 aprile 2010

Newsletter - n. 47

La perdita di una classe dirigente

Care amiche, cari amici,
la moglie di un mio carissimo amico è polacca. Mi è venuto spontaneo telefonarle dopo la tragedia che ha privato il suo Paese di una parte cospicua della classe dirigente. Stava piangendo e la cosa mi ha aiutato a comprendere ancora meglio il particolare legame esistente fra i polacchi e la loro nazione, in particolare con quella classe dirigente scomparsa sabato scorso.
Non sono sicuro che si sia compreso adeguatamente quanto accaduto, per questo lo riassumo. Un aereo polacco è precipitato sul suolo russo dove stava atterrando per commemorare il 70° anniversario dell’assassinio nella foresta di Katyn da parte sovietica di un’altra classe dirigente composta da circa 22mila fra ufficiali e militari polacchi. Sono morti il Capo dello Stato Lech Kaczynski con la moglie Maria, il Capo di Stato maggiore, i vertici dell’esercito, della marina, dell’aereonautica, il governatore della Banca centrale polacca, 13 ministri del governo, diversi deputati, il candidato conservatore alle prossime elezioni presidenziali, il vescovo cappellano dell’esercito e altre figure storiche della resistenza polacca contro il comunismo durante la seconda guerra mondiale e durante l’epopea di Solidarnosc. Il gemello del Presidente non era sull’aereo soltanto perché era rimasto in ospedale accanto alla madre malata.
L’amica polacca mi ha riassunto così: “c’era tutta la destra polacca su quell’aereo”. Ed è vero, se pensiamo che il partito del Presidente e del suo gemello Jaroslaw, “Legge e Giustizia”, era nato come costola di destra del sindacato Solidarnosc che mandò in crisi il regime comunista polacco negli anni Ottanta del secolo scorso, e Lech Kaczynski era stato uno dei principali consiglieri quando Lech Walesa divenne Presidente della Repubblica nel 1990. Un partito conservatore, rispettoso delle tradizioni cristiane della Polonia.

Vi sono nella storia popoli-vittime, come quelle anime che sembrano incaricate dal piano di Dio di immolarsi con le loro sofferenze per la salvezza del mondo e degli uomini. Me ne vengono in mente alcuni, come il popolo vietnamita e quello cambogiano, o coloro che oggi continuano a vivere nel gulag della Corea del nord, popoli colpiti da tragedie naturali oltre a quelle provocate dalle ideologie. Ma la storia del popolo polacco la conosciamo meglio, per la vicinanza geografica, per la storia comune. La tragedia di oggi è avvenuta nel 70° anniversario del massacro di Katyn, per cinquant’anni negato dall’Urss e attribuito alla Germania nazionalsocialista, dopo che, finalmente, il leader russo Putin aveva accettato di sancire pubblicamente la riconciliazione fra i due popoli attraverso il riconoscimento della “verità su Katyn”. In quei mesi la Polonia era scomparsa, cancellata dagli eserciti nazionalsocialista a ovest e da quello sovietico a est, come già altre volte era accaduto nella sua storia. E a Katyn cominciarono quarant’anni di oppressione e di umiliazione, perché anche nella Polonia comunista tutti conoscevano la “verità su Katyn”, ma nessuno poteva permettersi di dirlo pubblicamente.

E’ difficile comprendere qualcosa del mistero della storia, delle scelte con cui il Signore guida i popoli, castigandoli e aiutandoli, lasciando così tanta libertà al male e alla menzogna. Non posso non chiedermi perché questo popolo venga trattato così vent’anni dopo aver salvato l’Europa dal comunismo, quando nel 1920 l’esercito polacco guidato dal maresciallo Jósef Pilsudski (1867-1935, la cui tomba in Polonia è sempre cosparsa da fiori freschi) fermò l’Armata Rossa davanti a Varsavia (“il Miracolo della Vistola”). Ma poi mi viene in mente la festa della Misericordia che celebriamo oggi, nella prima domenica dopo la Pasqua, grazie a santa Faustina Kowalska (1905-1938), la suora sepolta a Cracovia, la città dove il futuro papa Giovanni Paolo II (che la canonizzerà nel 2000, la prima santa del nuovo millennio) aveva imparato a conoscerla e a pregarla. Mi viene in mente perché il Papa “polacco” e la suora “polacca” hanno insegnato al mondo come appunto la Misericordia sia la misteriosa risposta scelta da Dio da opporre al male, a quel male che negli anni Trenta del secolo scorso in Europa e in Polonia aveva il volto delle ideologie che la avrebbero presto annientata.
E allora forse possiamo intuire e balbettare qualcosa, tremando al pensiero di quale possa essere il prezzo che un popolo debba pagare per potere dare all’umanità quella santità che sola può salvare dal male.

Marco Invernizzi
Festa della Divina Misericordia 2010

giovedì 4 marzo 2010

Newsletter - n. 46

Care amiche, cari amici,
quanto avvenuto a Torino in occasione delle elezioni regionali può essere considerato un modello di impegno politico dei cattolici alla luce dei principi non negoziabili.
Un candidato alla Presidenza della Regione, Roberto Cota, ha infatti sottoscritto un “Patto per la vita e la famiglia” (www . alleanzapercota . org) fondato su sei punti relativi ai principi non negoziabili e ha accettato quattro garanti, espressione di diverse associazioni e movimenti del laicato cattolico, che vigileranno sul rispetto degli impegni sottoscritti in caso di vittoria elettorale.
Ma perché è tanto importante quanto accaduto? Per il metodo anzitutto, che può essere indicato come esemplare per altre situazioni analoghe e perché tipico della nostra epoca, post-ideologica e segnata dal relativismo.

Proviamo ad andare con ordine.
Vi è stato un tempo, l’epoca della cristianità, in cui la fede impregnava la vita pubblica e la legge positiva si ispirava completamente al diritto naturale. I conflitti non mancavano, ma non erano di natura ideologica, se non quando era la stessa fede a venire minacciata, dall’esterno (soprattutto l’islam) o dall’interno (le diverse eresie).
Poi cominciò l’epoca delle ideologie (1789-1989) e nacquero i movimenti cattolici e i partiti d’ispirazione cristiana che si ispiravano, o avrebbero dovuto ispirarsi, alla dottrina sociale della Chiesa, con lo scopo di difendere e possibilmente riconquistare una presenza pubblica del cattolicesimo organizzato. Fu l’epoca del confronto, dello scontro e della persecuzione, dove il movimento cattolico doveva opporre una organizzazione e una strategia forte e organizzata ad altre “famiglie ideologiche” altrettanto forti e organizzate.
Con l’abbattimento del Muro di Berlino comincia una nuova stagione, segnata dal relativismo e dal pensiero debole, con l’assenza di soggetti politici visibili e organizzati. Il Magistero della Chiesa invita così ad una presenza pubblica del mondo cattolico orientata a rivendicare la garanzia del rispetto di alcuni principi fondamentali, sintesi della dottrina sociale della Chiesa. Sono i “principi non negoziabili” indicati dalla Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede del 24 novembre 2002, dal discorso di papa Benedetto XVI a parlamentari del Partito popolare europeo del 30 marzo 2006 e al recente comunicato dei vescovi dell’Emilia Romagna del 22 febbraio 2010. Essi ruotano attorno a tre principi indicati sempre come i principali: la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, la centralità della famiglia come soggetto politico fondato sul matrimonio fra un uomo e una donna e la libertà di scelta educativa senza costi aggiuntivi per i genitori che appunto scegliessero di mandare i loro figli in una scuola non statale. Altri principi, pure importanti nell’economia della dottrina sociale, legati ai valori della solidarietà, dell’accoglienza e della disciplina dell’immigrazione, e della pace, vengono successivamente indicati a completamento di questi tre.

Quanto avvenuto a Torino ricorda per certi versi il Patto Gentiloni del 1913, che porta il nome del Presidente dell’Unione elettorale cattolica che, in occasione delle elezioni politiche di quell’anno, chiese ai candidati di firmare un eptalogo, cioè un impegno in sette punti ritenuti fondamentali dai cattolici. Saranno eletti 228 deputati col voto determinante dei cattolici. Naturalmente i sette punti erano assai diversi dai sei di Torino firmati da Roberto Cota, perché diverse erano le minacce che gravavano allora sulla società.
Tuttavia il significato è simile. Si tratta di educare l’elettore, soprattutto se cattolico, a usare come criterio di scelta in occasione delle elezioni quello dei principi non negoziabili e quindi abbandonare i criteri di appartenenza, di simpatia, di interesse, per scegliere unicamente i candidati che si impegnano pubblicamente a difendere e promuovere quei valori che il Magistero ci presenta appunto come non negoziabili.

Marco Invernizzi

martedì 16 febbraio 2010

Newsletter - n. 45

Relativismo e verità in un quartiere multietnico di Milano

Care amiche, cari amici,
due fatti di cronaca. Il primo ci ricorda che in Olanda il governo chiede ai neo-immigrati di seguire un corso di lingua e di “dare un’occhiata a un film dove, fra l’altro, si assiste a un bacio fra omosessuali e si vede la panoramica di una spiaggia per nudisti”: lo ricordava Luigi Offeddu sul Corriere della Sera del 15 febbraio. Il secondo è una dichiarazione del ministro Maurizio Sacconi sui fatti di Milano, dove un immigrato egiziano di 20 anni è stato assassinato da immigrati sudamericani ubriachi in un quartiere della periferia dove le diverse comunità vivono in pericoloso contatto: il ministro ha detto: “L’identità è la premessa per il vero incontro. E’ nell’indifferenza che si genera il conflitto. E’ la parete bianca senza il crocifisso, che fa il conflitto”.
Due modi diversi, anzi opposti, di rispondere al problema immenso dell’immigrazione. Due modi che riflettono due diverse concezioni dell’uomo e della civiltà, la prima fondata sulla integrazione all’interno del relativismo, l’altra sull’integrazione all’interno di una cultura e di una civiltà radicate nella storia dell’Occidente: Atene, Gerusalemme, Roma.

I due fatti richiamano l’attenzione su due recenti documenti, la Nota dottrinale dell’arcivescovo di Bologna card. Carlo Caffarra su Matrimonio e unioni omosessuali e il discorso alla Pontificia Accademia per la Vita del Papa del 13 febbraio. Perché questo legame?
Perché l’integrazione nel relativismo è fallita e fallisce. Provate a girare in un quartiere multietnico, con le comunità divise e contrapposte che non hanno nulla in comune e vogliono dividersi il controllo o l’egemonia su quel poco (o tanto) che c’è e che spesso è frutto di traffici illegali. Ogni comunità fa riferimento a un proprio codice di valori che esclude le altre, oppure fa riferimento soltanto alla propria forza per imporsi e imporre. Il sistema del relativismo prevede quartieri, oggi, e domani città tipo “arcobaleno”; già questo lo si può osservare girando in tram per Milano semplicemente guardando il mutare delle lingue delle scritte dei negozi, passando da un quartiere all’altro. Lo schema dell’integrazione nel relativismo prevede che non ci siano principi condivisi, pochi ma comuni alle diverse culture delle comunità che convivono l’una a fianco dell’altra. L’unico dogma è che non ci devono essere verità assolute. E allora la vita non è sacra, la famiglia non è una, l’onestà vale solo (forse) all’interno della comunità di appartenenza, come avviene per la malavita.
Oppure, al contrario, abbiamo qualcosa da offrire a chi viene nella nostra civiltà. Abbiamo il crocifisso, come ha detto il ministro, cioè abbiamo la certezza che “Dio ama ciascun essere umano in modo unico e profondo”, fino a sacrificare Se stesso, come ha ricordato il Papa il 13 febbraio. E dunque esistono valori condivisi, una legge morale naturale che precede tutte le culture.
Certo, occorre essere realisti. Non basta educare all’esistenza di queste verità elementari e fondamentali. Bisogna far rispettare con la forza una legalità senza la quale non si insegna nulla, perché non ci sono le condizioni materiali per farlo. Purtroppo spesso tanti intellettuali, anche sacerdoti, usano dire che non ci vogliono poliziotti ma educatori, contrapponendo secondo un vecchio vizio dialettico due necessità, la sicurezza e l’educazione. Ci vogliono l’una e l’altra.

Soprattutto bisogna avere il coraggio di scegliere e di sfidare l’impopolarità, affermando che la verità sull’uomo esiste, si trova nella sua natura ed è l’unico possibile fondamento di relazioni umane rispettose della dignità di ogni essere umano. Questa verità oggi suscita ilarità o reazioni rabbiose quando viene pronunciata, probabilmente perché, se accolta, costringerebbe tanti a cambiare vita, a rinnegare molto del proprio passato, come molti di noi contemporanei hanno già fatto o stanno pensando di fare. Ma è l’unica strada lungo la quale si può pervenire a una vera convivenza civile: per questo il card. Caffarra, presentando la sua Nota dottrinale contro l’equiparazione del matrimonio alle unioni omosessuali, ha voluto rivolgersi anche ai non credenti, a chi vuole fare uso, “senza nessun pregiudizio, della propria ragione”.

Marco Invernizzi

domenica 3 gennaio 2010

Newsletter - n. 44

Care amiche, cari amici
siamo all’inizio di un nuovo anno, un tempo favorevole a qualche considerazione sui mesi trascorsi. Proverò a farlo a ritroso, cominciando dal ricordo che il 1° gennaio di ogni anno “colpisce al cuore” ogni amico di Alleanza Cattolica perché riporta l’attenzione sulla morte di Enzo Peserico (1959-2008), avvenuta proprio due anni fa, il primo dell’anno, a Re, al termine di un incontro che Enzo stesso aveva promosso ininterrottamente dal 2000 per le famiglie e gli amici dell’associazione.
La sua memoria continua a essere viva nella vita di Alleanza Cattolica, soprattutto in questi giorni di passaggio da un anno a un altro, quando siamo soliti trascorrere insieme il capodanno, così come è avvenuto anche quest’anno sul lago di Garda, incontro conclusosi poche ore fa e dedicato all’approfondimento della Caritas in veritate. Il suo ricordo si trasforma necessariamente in gratitudine perché normalmente chi partecipa a questi incontri esce rinfrancato nella fede e nelle amicizie. In particolare, quest’anno chi ha partecipato ha potuto conoscere e approfondire alcuni aspetti della dottrina sociale della Chiesa e comprendere che, per costruire un mondo migliore, a misura d’uomo e secondo il piano di Dio, è necessario che ciascuno faccia la sua parte e in particolare si preoccupi di far conoscere quel Magistero sulla società che la Chiesa ha elaborato nei secoli e che può realmente “fare migliori le cose del mondo”.

Nel mese di novembre abbiamo organizzato due importanti incontri. Uno sul libro di Cristopher Dawson, dedicato al periodo che vede il passaggio dalla società cristiana medioevale all’Europa divisa dal Rinascimento e dalla Riforma protestante, un libro scritto da uno dei maggiori scrittori cattolici del suo tempo, importante soprattutto per insegnanti che tutti i giorni hanno a che fare con i pregiudizi diffusi dalla cultura relativista egemone. L’opera è stata illustrata dal vescovo di San Marino mons. Luigi Negri e dal direttore di Cristianità Giovanni Cantoni (C. Dawson, La divisione della cristianità occidentale, D’Ettoris, € 19,90, richiedetelo a www.libreriasangiorgio.it).

Nello stesso mese e sempre a Milano abbiamo organizzato un importante convegno sul 20° anniversario dell’abbattimento del Muro di Berlino (1989), che ha segnato la fine dell’epoca delle ideologie e inaugurato la stagione del relativismo, ma anche la possibilità di “fare apostolato” a 360 gradi, anche nei Paesi dell’Europa orientale e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, compresa la Russia. Il Presidente Formigoni, il senatore prof. Gaetano Quagliariello, il prof. Adriano Dell’Asta vicepresidente di Russia Cristiana, i docenti Mauro Ronco e Giovanni Codevilla, il parlamentare europeo Mario Mauro, lo scrittore e giornalista Ugo Finetti, hanno occupato un pomeriggio che ha arricchito tutti i partecipanti, nonostante l’impegno e l’attenzione richiesti per molte ore consecutive, dalle 15 alle 19,30. Tutti coloro che hanno partecipato (e che ringrazio di cuore) avranno potuto cogliere la profondità delle relazioni, tutte preparate per iscritto e che ora possono essere lette sul sito www.alleanzacattolica.org

Nello stesso mese, a Roma, è stata presentata l’edizione del cinquantenario di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (1959-2009) , l’opera più significativa del pensatore e uomo d’azione brasiliano Plinio Correa de Oliveira, un testo che è tanto importante per la formazione dei membri di Alleanza Cattolica e che aiuta a discernere nella drammatica lotta fra il bene e il male che ha accompagnato la storia moderna, dalla fine del Medioevo a oggi. Credo che nell’anno appena cominciato, il 2010, questo testo accompagnerà le nostre principali iniziative, non solo e non tanto quelle pubbliche, ma proprio il capillare lavoro di formazione che è fin dall’inizio l’attività principale di Alleanza Cattolica (Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Sugarco 2009, € 25,00, richiedetelo a www.libreriasangiorgio.it).

Ma il 2009 ha visto anche altri importanti eventi, dalla nascita del Popolo della Libertà (cfr. il mio articolo su Cristianità, n. 353/2009) alle elezioni europee e amministrative con la conferma del predominio politico del Pdl alleato con la Lega Nord, al devastante terremoto dell’Aquila che ha visto una imponente mobilitazione da parte della Protezione civile, con risultati estremamente importanti, segnale dell’esistenza di una enorme solidarietà da parte degli italiani e della capacità di intervento del governo.

Nello stesso 2009 sono continuate le persecuzioni dei cristiani in Iraq (quasi duemila uccisi in sei anni) nel tentativo di costringerli a lasciare il Paese, in Pakistan e in altri paesi dell’Asia, mentre continua la guerra contro l’Occidente da parte delle diverse forze del terrorismo, in particolare quello di matrice islamista, una guerra che il senso comune degli italiani continua a sottovalutare perché ancora non colpisce le nostre città e i nostri interessi.

Nelle prossime settimane vi informeremo sulle prossime iniziative di Alleanza Cattolica. Intanto ringraziamo la Provvidenza di Dio per quanto ci ha dato nel corso dell’anno trascorso, in modo particolare per il Magistero della Chiesa, quello del Pontefice in particolare, che accompagna e illumina la storia, indicandoci la strada da seguire nella confusione della nostra epoca, ma anche nelle straordinarie opportunità di bene che essa offre.

Marco Invernizzi

mercoledì 18 novembre 2009

Newsletter - n. 43

Vorrei anzitutto ringraziare tutti i presenti al convegno sulla caduta del Muro di Berlino, svoltosi sabato 7 novembre. Avrete potuto senz’altro apprezzare l’alto livello culturale delle relazioni (tutti i relatori si sono presentati con un testo scritto, compreso il Presidente Formigoni, senza una nostra richiesta) ma anche e soprattutto il desiderio di approfondire e comprendere sempre meglio un passaggio cruciale della nostra storia recente, che ha e avrà ripercussioni epocali nella storia europea. Per chi non avesse potuto partecipare saranno disponibili le relazioni scritte, che verranno pubblicate su Cristianità (richiedetele, se desiderate).

Anche la presentazione del libro di Cristopher Dawson, il sabato successivo, ospiti del Cif di Milano, ha avuto un ottimo risultato grazie alla profondità del vescovo mons. Luigi Negri e del nostro reggente nazionale Giovanni Cantoni. Credo che la traduzione italiana di questo libro sulla genesi storica della crisi della cristianità occidentale sia un importante evento culturale perché offre a chi lo legge una chiave di lettura del tempo presente, scritta da uno dei principali storici e apologisti cattolici del secolo scorso. Mi permetto di consigliarlo soprattutto ai professori di storia e filosofia e di lettere, oltre che a tutti coloro che vogliono capire la nostra epoca.
Sabato e domenica prossimi, a Roma, si celebrerà un’altra importante ricorrenza per la storia di Alleanza Cattolica: sarà infatti presentata all’Augustinianum, in piazza san Pietro, l’edizione del cinquantenario (1959-2009) di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, l’opera di Plinio Correa de Oliveira alla quale si deve molto della formazione che abbiamo ricevuto.
Mentre ringraziamo il Signore della storia e la Vergine di questi avvenimenti importanti e lieti, devo registrare una notizia triste e grave. Si tratta della campagna contro l’omofobia lanciata dal Dipartimento delle pari opportunità per iniziativa del ministro Mara Carfagna, per ripresentare in Parlamento entro sei mesi una legge analoga a quella felicemente dichiarata incostituzionale nello scorso mese di ottobre dalla Camera dei deputati. L’iniziativa è un’evidente tentativo di “sdoganare” l’ideologia di genere introducendo una legislazione che privilegia, quasi come una specie protetta, gay, lesbiche, bi e transessuali, introducendo un’aggravante di reato nei loro confronti: per rendersene conto basta guardare la conferenza stampa del ministro sul sito del Dipartimento www.pariopportunita.gov.it
Spero ci saranno iniziative nei prossimi giorni su questo punto che non mancheremo di segnalarvi.
Marco Invernizzi


C. Dawson, La divisione della cristianità occidentale, a cura di Paolo Mazzeranghi, D’Ettoris, € 19,90
Plinio Correa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, presentazione e cura di Giovanni Cantoni, Sugarco, € 25
Entrambi potete richiederli a
info@libreriasangiorgio.it

giovedì 15 ottobre 2009

Newsletter - n. 42

Omofobia

Come avrete saputo la Camera dei deputati ha affossato il 13 ottobre il progetto di legge sull’omofobia. Se fosse passato, come in quasi tutti i Paesi europei, avrebbe introdotto un’aggravante relativa all’orientamento sessuale per tutti i reati contro la persona, in pratica violando l’uguaglianza giuridica dei cittadini. Picchiare un omosessuale dichiarato, un gay, sarebbe stato sanzionabile in modo più grave che picchiare un eterosessuale. Si sarebbe poi potuto configurare l’ipotesi del reato di opinione per tutti coloro che avessero affermato l’esistenza di una identità sessuale e di un progetto divino in seguito a tale identità: in pratica, leggere in pubblico la Bibbia o il Catechismo della Chiesa Cattolica avrebbe potuto portare in galera. Potrà sembrare assurdo, ma in Svezia è già accaduto.
Quanto avvenuto è una sconfitta per il processo di scristianizzazione dell’Italia. La legge proposta dall’on. Paola Concia, l’unica parlamentare dichiaratamente omosessuale, è stata dichiarata incostituzionale su proposta dell’Udc ed è stata votata dalla “maggioranza della maggioranza”, con la significativa eccezione di nove deputati “finiani” che hanno votato contro il Pdl e di altri della maggioranza, fra cui l’on. Bongiorno, che si sono astenuti. Ha votato con la maggioranza anche l’on. Binetti, ed il fatto merita di essere sottolineato, anche perché il segretario del suo partito, Franceschini, ha detto che la sua permanenza nel Pd costituisce un problema. L’evento conferma che quando alcuni deputati si danno da fare per i principi non negoziabili (vedi l’appello contro l’approvazione della legge pubblicato dai giornali del giorno precedente la votazione, primo firmatario Mantovano) possono accadere ottimi risultati, anche oltre le aspettative. Non basta infatti la mobilitazione di movimenti e associazioni, soprattutto cattolici e soprattutto tramite internet, se qualche parlamentare non riesce poi a trasformarla in concretezza legislativa (in questo caso di affossamento di una proposta di legge).
Tuttavia è stata vinta una battaglia, ma la guerra continua. E per raggiungere altri successi bisogna stare all’erta, essere pronti e preparati. In gioco non c’è la supremazia di un partito o di uno schieramento, ma l’identità di un popolo, la permanenza nelle sue radici. Stupisce, a questo proposito, la scarsa attenzione di parte del mondo cattolico, se si eccettuano le sue sentinelle, che si sono efficacemente mobilitate soprattutto su internet. Infatti il Magistero ha attirato l’attenzione sul tema, anche dopo la pubblicazione dell’importante documento della Congregazione per la dottrina della fede il 31 maggio 2004. Certamente il tema è delicato e apre o riapre antiche ferite, anche all’interno del corpo ecclesiale. Ma i problemi si affrontano e non si può sempre e soltanto rimandarli, pena incontrare poi problemi irrisolvibili.
L’evento ha anche un significativo aspetto politico. I deputati “finiani” sono stati costretti dal voto pubblico a venire allo scoperto e a farsi contare: sono stati nove a votare a favore della legge Concia più altri che si sono astenuti. I loro nomi li potete trovare sui vari giornali che li hanno pubblicati, attraverso internet. Bisogna ricordarli, perché in questo caso non si è trattato di opinioni diverse sulla conduzione del Pdl, ma di un tema di principio, assolutamente non negoziabile. In pratica, la loro posizione diversa ha assunto un connotato ideologico preciso e questo va fatto notare. Così come va fatta notare positivamente la posizione dell’on. Binetti, che ha votato con la maggioranza: che si stia incamminando verso l’uscita dal Pd è possibile, forse anche probabile dopo le dichiarazioni del segretario on. Franceschini. Quest’ultimo è un caso: per uno che ama (ancora?) definirsi cattolico, appare stupefacente l’ardore con cui sposa sempre le posizioni più laiciste, sempre inconfondibilmente opposte alle indicazioni del Magistero. Quest’ultimo, per un cattolico adulto, probabilmente è ininfluente, ma il caso rimane singolare.
C’è anche un caso giornalistico. Riguarda il quotidiano che preferisco e leggo sempre per primo, il Foglio. Mi chiedo: possibile che un direttore così sensibile sui temi della vita, capace di ingaggiare battaglie memorabili come quella su Eluana, non veda almeno la parentela nel caso dell’ideologia di genere? Un uomo come Giuliano Ferrara, così attento all’insegnamento della Chiesa e di Benedetto XVI in particolare, non si renda conto della posta in gioco e creda (come il sindaco di Roma) nella minaccia rappresentata da picchiatori di omosessuali che girano liberamente per le strade d’Italia a caccia di “sessualmente diversi”? E non si renda conto di come sia in gioco l’ultima differenza, quella sessuale, le cui conseguenze sociali si vogliono negare per mettere in discussione la complementarietà dei sessi, e dunque il significato del matrimonio? Non vorrei farla troppo difficile, ma Ferrara capirà perfettamente che siamo di fronte al delirio gnostico che afferma che Dio ha sbagliato a creare l’uomo maschio e femmina, e dunque bisogna correggerlo in corso d’opera.
Da alcuni anni un gruppo di professionisti (www.obiettivo-chaire.it) accoglie a Milano persone che hanno problemi di identità sessuale, spesso un’omosessualità indesiderata frutto di una adolescenza trascorsa in una famiglia problematica. Questa esperienza lascia trasparire in modo evidente come esista una natura, un progetto divino originario su ogni persona, che a volte per diverse ragioni può incontrare difficoltà ad esplicitarsi. Il rimedio non sta mai nell’accusare l’Autore della natura o nell’assecondare qualunque “desiderio” del soggetto problematico, ma nell’accompagnare quest’ultimo verso il ritrovamento dell’equilibrio perduto. I movimenti gay disprezzano tutto questo accusando la “terapia riparativa”, ma la realtà, e le richieste di molti fra queste persone, affermano il contrario.

Marco Invernizzi

Per approfondire si può leggere il Quaderno del Timone di Roberto Marchesini, L’identità di genere (info@iltimone.org; tel. 0269311174) con tutte le indicazioni dei testi del Magistero.